L'olio di palma può mai essere considerato sostenibile?

Federated Hermes Global Emerging Markets

Poiché le monocolture rappresentano una delle principali cause della deforestazione, la produzione di olio di palma deve cambiare. Invece di organizzare un boicottaggio, gli investitori responsabili dovrebbero collaborare con le aziende di tutta la catena di approvvigionamento per incoraggiare l’adozione di standard di certificazione riconosciuti a livello globale.

In breve: il potere degli investitori nella lotta per un olio di palma sostenibile

  • La monocoltura su ampia scala per la produzione di olio di palma è una delle cause principali della deforestazione.
  • Tuttavia, gli ambientalisti sostengono che boicottare l’olio di palma possa avere ripercussioni negative sul piano ambientale, sociale ed economico.
  • Gli investitori responsabili sono dello stesso parere e preferiscono un’azione di engagement piuttosto che escludere dai portafogli d’investimento l’olio di palma, a meno che la produzione si riveli non conforme a rigorosi criteri di sostenibilità.
  • Sono necessari engagement e advocacy per eliminare la deforestazione e lo sfruttamento.
  • Gli attori della catena del valore e gli investitori responsabili possono incoraggiare l’adozione di standard di certificazione riconosciuti a livello globale. Possono anche sostenere i piccoli proprietari con capitali e competenze per aumentare i loro rendimenti.
  • Nei nostri portafogli non abbiamo alcuna esposizione verso coltivatori e distributori, mentre abbiamo posizioni in aziende del ramo alimentare e cosmetico, in banche locali e in supermercati che vendono prodotti contenenti olio di palma in vari mercati emergenti.
  • Siamo incoraggiati dai progressi compiuti dalle aziende in cui abbiamo partecipazioni e continueremo a impegnarci in attività concrete di engagement.

Se le emissioni derivanti dalla deforestazione tropicale fossero un paese, potrebbero competere con quelle degli Stati Uniti1

È difficile dare maggiore importanza alle foreste, non solo dal punto di vista ambientale.

Coprendo oltre il 30% della massa terrestre mondiale2, le foreste forniscono cibo, medicinali, materiali da costruzione e combustibile per più di un miliardo di persone. In tutto il mondo, assicurano più di 86 milioni di posti di lavoro ecologici e garantiscono il sostentamento di molti altri. Secondo le stime, in termini di biodiversità le foreste ospitano l’80% della vita animale e vegetale di tutto il mondo3, comprese specie in via di estinzione come l’orango, l’elefante pigmeo del Borneo e il rinoceronte di Sumatra.

Le foreste sono chiaramente una risorsa, ma, come dimostra la storia, sono state utilizzate anche come grandi strisce di terra non sviluppate che possono essere disboscate e convertite per altri scopi.

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), negli ultimi tre decenni il tasso di deforestazione globale è rallentato4. Tuttavia, continua a mettere in pericolo le comunità locali, contribuire al riscaldamento globale e provocare la perdita di biodiversità:

  • Oggi, la maggior parte della deforestazione avviene nelle regioni tropicali, dove, grazie alla costruzione di nuove strade, è ora possibile raggiungere zone forestali precedentemente inaccessibili. È un problema, non solo perché le foreste tropicali sono uno dei più grandi serbatoi di biodiversità della Terra, ma perché, secondo le stime del World Economic Forum e di Swiss Re, il valore della biodiversità supera i 40.000 miliardi di dollari, ovvero più della metà del PIL mondiale5. La quindicesima riunione della Conferenza delle parti (COP 15) della Convenzione sulla diversità biologica (CBD) ─ che quest’anno si terrà in Cina ─ dovrebbe sottolineare ulteriormente il valore della biodiversità e del “capitale naturale”.
  • Un numero inferiore di alberi comporta anche un minor effetto di raffreddamento e una minore cattura del carbonio, con conseguenze allarmanti per il riscaldamento globale. Se la deforestazione tropicale fosse un paese, il suo impatto annuale sarebbe paragonabile alle emissioni di gas a effetto serra (GHG) degli Stati Uniti, il secondo più grande produttore di emissioni al mondo.

Figura 1. La deforestazione tropicale si colloca al terzo posto per emissioni di CO2e

  • In altre parole, ogni anno la perdita di alberi tropicali causa più emissioni rispetto a quelle generate da 85 milioni di auto per tutta la loro vita.6
  • Oltre ai danni ambientali, la perdita di foreste tropicali ha implicazioni sociali drammatiche, privando le comunità locali delle loro case e delle loro fonti di reddito. Il processo spesso va di pari passo con lo sfruttamento dei lavoratori, il lavoro minorile e/o la corruzione.

La monocoltura su ampia scala per la produzione di olio di palma è una delle cause principali della deforestazione, insieme all’urbanizzazione, all’allevamento di bovini, alla produzione di soia e al disboscamento.7

Quindi, se l'olio di palma causa la deforestazione, perché non possiamo smettere di utilizzarlo?

Il segreto del successo dell’olio di palma è la sua versatilità. L’olio di palma viene usato nel 70% dei prodotti cosmetici, ma la maggior parte di noi non pensa alle sue origini quando ogni mattina usa saponette, dentifricio e creme per il viso.

E non si tratta solo di cosmetici; l’olio di palma si trova in circa la metà dei prodotti del supermercato. È un ingrediente chiave negli alimenti di base come il pane e la margarina, oltre che in prelibatezze come il cioccolato, il gelato, il burro di arachidi, i noodle istantanei, le creme al cioccolato e i biscotti, in cui è apprezzato per la sua consistenza e il suo gusto. Può essere utilizzato anche nella produzione di biodiesel e biocarburanti per auto e centrali elettriche.

Ci sono molti motivi per cui l’olio di palma è così diffuso. In primo luogo, le palme producono 4-10 volte più olio di altre colture per unità di terreno coltivato e, nel processo, consumano meno acqua8.  Ciò rende l’olio di palma l’olio vegetale più ecologico al mondo: gli oli alternativi (ad esempio olio di girasole o di cocco) provocano danni maggiori all’ambiente.

In secondo luogo, la resa elevata dell’olio di palma lo rende l’olio vegetale più economico sul mercato. Il fatto che l’olio di palma sia un ingrediente utilizzato in così tanti alimenti a prezzi accessibili è fondamentale, soprattutto in considerazione delle dimensioni e del fabbisogno alimentare di una popolazione mondiale in costante crescita.

In terzo luogo, grazie alle sue naturali qualità conservanti, l’olio di palma prolunga la durata di conservazione dei prodotti alimentari, riducendo così gli sprechi.9

Figura 2. Confronto delle rese globali di olio per pianta coltivata in tonnellate per ettaro (t/ha)

In quest’ottica, organizzazioni ambientaliste come il World Wildlife Fund (WWF) sostengono che i consumatori non dovrebbero boicottare i prodotti contenenti olio di palma10. Evitarlo potrebbe infatti avere conseguenze ambientali e sociali ben peggiori.

Prendiamo ad esempio l’Indonesia e il ruolo dell’olio di palma nella riduzione della povertà. Insieme alla Malesia, l’Indonesia rappresenta circa l’85-90% di tutta la produzione mondiale di olio di palma. Ne è il maggiore produttore al mondo; circa 3 milioni di persone dipendono direttamente dall’industria dell’olio di palma e altri 16-17 milioni di posti di lavoro vengono creati dalla catena di approvvigionamento. Anche se alcune ONG si lamentano del fatto che non si tratta di posti di lavoro ben retribuiti, hanno indubbiamente cambiato la vita di molte persone, in particolare degli abitanti delle regioni centrali di Giava11.

I venti del cambiamento: promuovere l'aumento delle rese di olio di palma, in modo sostenibile

Considerando i dati sopra riportati su rese, accessibilità e creazione di posti di lavoro, i fautori di soluzioni d’investimento ESG promuovono l’olio di palma prodotto in modo sostenibile.

In effetti, il Gruppo di lavoro di investitori sull’olio di palma sostenibile, coordinato dai Principi per l’investimento responsabile (PRI) delle Nazioni Unite, è sostenuto da oltre 60 organizzazioni d’investimento globali, che rappresentano circa 7.900 miliardi di dollari di patrimonio gestito. I firmatari sostengono la dichiarazione dei PRI delle Nazioni Unite sulle aspettative delle imprese operanti nella catena del valore dell’olio di palma, inclusi produttori, raffinatori, rivenditori, produttori di beni di consumo, dettaglianti e banche, e promuovono l’adozione e l’attuazione da parte di tali imprese della politica delle Nazioni Unite, di dominio pubblico, “No Deforestation, No Peat and No Exploitation” (NDPE)13.

Inoltre, come divisione internazionale di Federated Hermes, abbiamo unito le forze con altri stakeholder per sollevare preoccupazioni e fare pressione sulle autorità governative in Brasile e Indonesia. Ad esempio, abbiamo firmato la dichiarazione “Investor Expectations on Deforestation in Cattle Supply Chains”, che mette in evidenza le nostre aspettative nei confronti delle imprese che operano nell’allevamento di bovini e nella produzione di olio di palma. Sosteniamo inoltre l'”Investor Statement on Deforestation and Forest Fires in the Amazon”, che richiede alle imprese di dimostrare il proprio impegno a eliminare la deforestazione nel quadro approvvigionamento14.

A parte le buone intenzioni, dato che il mercato globale dell’olio di palma dovrebbe avere un tasso annuo di crescita composto (CAGR) del 5,6% nel periodo di 7 anni compreso tra il 2018 e il 202515, la produzione sostenibile di olio di palma rimane una sfida. In che modo il settore può raggiungere un maggior volume di produzione, aumentando la resa delle palme, ed evitare un’ulteriore deforestazione?

I piccoli proprietari terrieri attualmente mal attrezzati e sottocapitalizzati, che rappresentano circa il 34% della produzione indonesiana di olio di palma, potrebbero essere la risposta. Questi piccoli proprietari terrieri ottengono normalmente la metà della resa ottenuta dai produttori su larga scala; con mezzi migliori, la situazione potrebbe cambiare. Se i piccoli proprietari terrieri indonesiani raggiungessero le loro controparti su larga scala, il settore potrebbe fornire 26 milioni di tonnellate aggiuntive di olio di palma, il tutto senza ulteriore deforestazione16.

La giungla delle certificazioni: riformare gli standard e incoraggiarne una vasta adozione

Allo stesso tempo, è importante garantire che la produzione esistente e quella aggiuntiva siano consegnate in modo sostenibile. Attualmente, acquirenti e investitori utilizzano la certificazione per garantire la sostenibilità dei loro acquisti, ma può essere difficile orientarsi in questo ambito. Per prima cosa, non esiste un insieme uniforme di standard in uso: alcuni sono pensati per i mercati locali, mentre altri sono riconosciuti a livello internazionale17.

Vi è poi la questione della credibilità. Per ottenere la certificazione, non è raro che i produttori prendano scorciatoie e paghino tangenti. Invece di fornire garanzie, alcuni certificati potrebbero non valere nemmeno la carta su cui sono scritti.

Ciononostante, riteniamo che la certificazione sia la strada giusta da seguire, a condizione che gli standard di base siano rafforzati e che il processo per ottenere le certificazioni sia esente da corruzione. Attualmente, tre enti affidabili coprono oltre il 60% delle piantagioni di olio di palma a livello globale. Il 19% della produzione di olio di palma (ovvero 15 milioni di tonnellate da piantagioni che si estendono su quattro milioni di ettari) è certificato secondo l’insieme di standard più rigorosi riconosciuti a livello internazionale, il Roundtable on Sustainable Palm Oil Certification (RSPO). In Malesia, altri tre milioni di ettari di piantagioni hanno ottenuto la certificazione locale secondo lo standard Malaysian Sustainable Palm Oil (MSPO). Allo stesso modo, oltre quattro milioni di ettari di piantagioni indonesiane hanno ottenuto la certificazione locale secondo lo standard Indonesian Sustainable Palm Oil (ISPO)18. Il nostro prossimo sforzo collettivo dovrebbe essere volto alla certificazione del 100% delle piantagioni di olio di palma secondo standard rigorosi.

A tal fine, stiamo lavorando con i PRI delle Nazioni Unite per rafforzare gli standard di certificazione, soprattutto per quanto riguarda l’ISPO, dove attualmente viene garantita una tutela molto scarsa dei diritti umani e dei mezzi di sussistenza delle comunità.

Allo stesso modo, stiamo spingendo per migliorare il processo di concessione delle certificazioni e per eliminare il rischio di pratiche illecite. In questo caso, per far rispettare gli standard di certificazione potrebbero essere utilizzate le tecnologie moderne, dal monitoraggio satellitare al tracciamento tramite geolocalizzazione fino alla blockchain. Le dichiarazioni di un’impresa sulle questioni ESG potrebbero poi essere integrate da indagini sul campo, così come da controlli di verifica da parte di terzi, come Aidenvironment, RSPO e altri.

In che modo le società in cui investiamo contribuiscono alla transizione verso un olio di palma sostenibile?

È evidente che la produzione di olio di palma ha implicazioni di vasta portata.

Per l’Indonesia, con oltre 10 miliardi di dollari generati nel 2019, l’olio di palma è il secondo prodotto di esportazione dopo il carbone, e si tratta di un elemento fondamentale per settori come l’agricoltura, la produzione alimentare e la finanza19. Siamo consapevoli di tutto ciò quando si tratta di selezionare i titoli, e prendiamo in considerazione le specificità dei settori che utilizzano l’olio di palma e le relative questioni di sostenibilità lungo la catena del valore. Nei nostri portafogli non abbiamo alcuna esposizione verso coltivatori e distributori, mentre in vari mercati emergenti abbiamo posizioni in aziende del ramo alimentare e cosmetico, in banche locali e in supermercati che vendono prodotti contenenti olio di palma.

Unilever Indonesia, il nostro titolo di beni di consumo nel paese, trae vantaggio dall’approccio del gruppo Unilever all’olio di palma. Il gruppo è uno dei più grandi utilizzatori mondiali di olio di palma e punta a utilizzare solo olio di palma certificato secondo lo standard RSPO.20 Unilever realizza iniziative di gestione degli acquisti e della catena di approvvigionamento per migliorare la tracciabilità e il rispetto delle norme, come la tecnologia blockchain, i dati di geolocalizzazione e le immagini satellitari. Inoltre, mantiene una banca dati pubblica di fornitori sospesi, in quanto ritiene che la trasparenza sia fondamentale per rendere il settore più affidabile. L’azienda si è posta l’ambizioso obiettivo di raggiungere una catena di approvvigionamento esente da deforestazione entro il 2023. Inoltre, aiuta i piccoli agricoltori indipendenti a ottenere la certificazione e/o a migliorare la loro resa e sostiene l’agricoltura rigenerativa in generale.

Secondo il WWF, l’approccio di Unilever alla sostenibilità dell’olio di palma ottiene risultati ottimi, ma attualmente è in ritardo rispetto a Ferrero, che ha rafforzato il suo approccio (e ha raggiunto la cima della classifica) dopo che la reputazione dei suoi marchi è stata minacciata da critiche.21

Per Forest 500, un’organizzazione che identifica e classifica le imprese e le istituzioni finanziarie più influenti nelle catene di approvvigionamento di beni a rischio forestale, Unilever si classifica al secondo posto a livello globale, dopo PepsiCo Inc22.

LG Household & Healthcare (LG H&H), il nostro produttore coreano di cosmetici e prodotti per l’igiene domestica, ha ottenuto la certificazione RSPO a partire dal 201423. La politica di LGH&H riconosce la serietà delle questioni legate ai diritti dei lavoratori e la sconsiderata distruzione ambientale causata da una produzione insostenibile di olio di palma. L’azienda cesserà immediatamente i contratti con fornitori che violano i diritti umani nella produzione di olio di palma.

Il 92% dell’olio di palma utilizzato da China Mengniu Dairy, la nostra azienda alimentare in Cina, è certificato secondo lo standard RSPO. Tutti i materiali utilizzati negli imballaggi dell’azienda hanno ottenuto anche la certificazione del Forest Stewardship Council (FSC). Continueremo a collaborare con l’azienda lattiero-casearia per rafforzare il suo impegno e le sue comunicazioni in materia di olio di palma sostenibile.

Anche il principale rivenditore messicano di generi alimentari, Wal-Mart de Mexico S.A.B. de C.V. (Walmex), ha l’ambizione di eliminare la deforestazione dalla sua catena di approvvigionamento di olio di palma e carta, in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. Presto scopriremo se Walmex ha raggiunto il proprio obiettivo interno di deforestazione zero entro il 2020; è incoraggiante il fatto che nel 2019 l’85% dei suoi fornitori avesse ottenuto una certificazione per l’olio di palma sostenibile. L’obiettivo finale di Walmex è fare in modo che tutti i prodotti a marchio privato si procurino l’olio di palma con deforestazione netta pari a zero, in conformità ai principi e ai criteri dell’RSPO, o equivalente. Secondo il WWF, l’approccio del gruppo Walmart alla sostenibilità dell’olio di palma è migliore della media24.

Abbiamo parlato di PT Bank Rakyat Indonesia (BRI) in un numero precedentedi ESG Materiality. I prestiti relativi all’olio di palma non sono rilevanti e, a dicembre 2019, rappresentavano solo circa il 3% del portafoglio prestiti della BRI25. Tuttavia, il piano d’azione per la finanza sostenibile e il rapporto sulla sostenibilità della BRI coprono questo segmento in dettaglio. Come condizione per l’approvazione di un nuovo prestito, la banca richiede ai clienti di seguire le leggi internazionali sul lavoro, di avere la certificazione RSPO o ISPO e di completare una valutazione dell’impatto ambientale. Siamo incoraggiati dai progressi compiuti e il nostro lavoro di engagement punta ora a rafforzare la copertura della certificazione al 100%, con preferenza per gli standard RSPO26.

Lo stesso vale per Bank Central Asia (BCA). Al dicembre 2019, i prestiti al settore dell’olio commestibile rappresentavano solo il 4% del portafoglio prestiti totale della banca27 e la politica di finanziamento di BCA chiede alle società di completare una valutazione dell’impatto ambientale. La banca controlla inoltre la certificazione e verifica la conformità delle aziende con standard quali ISPO o RSPO. Ci impegniamo a espandere la copertura della banca al 100%28, a rafforzare il suo processo di due diligence e a porre fine alla sua esposizione nei confronti di clienti controversi, oppure a collaborare attivamente con loro per guidare il cambiamento.

Olio di palma sostenibile: un impegno al di là dell'aspetto economico

La FAO riferisce che, secondo le stime, sono necessari 200 miliardi di dollari all’anno per finanziare l’allevamento di bovini e la produzione di soia, olio di palma e pasta da carta/carta senza deforestazione.29 Questa cifra può sembrare elevata, ma in realtà è piccola se paragonata agli attuali incentivi fiscali per l’agricoltura, che ammontano a oltre 700 miliardi di dollari all’anno30, e ai sussidi per i combustibili fossili, stimati a circa 5.200 miliardi di dollari nel 2017.31

Tuttavia, la lotta contro la deforestazione richiederà un impegno non solo economico; sono fondamentali azioni di advocacy per promuovere pratiche sostenibili a livello aziendale e settoriale. Come collettività, dovremmo incoraggiare una più ampia adozione della certificazione di sostenibilità tra le imprese operanti nella produzione di olio di palma e collaborare con gli enti certificatori e con i PRI delle Nazioni Unite per migliorare gli standard e i processi applicati.  In termini di attuazione, sosteniamo le indagini sul campo e l’utilizzo di fonti locali per integrare le dichiarazioni di un’azienda in materia di ESG. A questo proposito, il Forest Peoples Programme (FPP) cita la necessità di fare accertamenti sul terreno32.

L’olio di palma può essere prodotto in modo sostenibile. Per raggiungere questo obiettivo, dovremo impegnarci a fondo con le imprese coinvolte nella catena di approvvigionamento dell’olio di palma, ma le nostre prospettive rimangono positive. Con i tassi di deforestazione in calo a livello globale, i progressi significativi compiuti dalle principali aziende e la crescente pressione da parte degli investitori e di altri stakeholder, sembrerebbe che la fine della deforestazione possa arrivare più prima che poi.

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1 Vedere World Resource Institute, citazione di Seymour & Busch 2016.

2 Secondo il rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) intitolato State of the World’s Forests 2020 (luglio 2020), le foreste coprono il 31% della superficie terrestre globale.

Come sopra.

Si stima che, tra il 2015 e il 2020, il tasso di deforestazione sia stato di 10 milioni di ettari all’anno, in diminuzione rispetto ai 16 milioni di ettari all’anno negli anni ’90 (si osservano differenze regionali; ad esempio, dopo una lunga tendenza al ribasso, di recente il tasso di deforestazione nella foresta amazzonica è aumentato).

Una ricerca realizzata dal World Economic Forum in collaborazione con PwC “dimostra che 44.000 miliardi di dollari di valore economico […] dipendono in misura moderata o elevata dalla natura e dai suoi servizi e sono quindi esposti alla perdita della natura” (gennaio 2020). Secondo Swiss Re, il 55% del PIL mondiale del 2018 (pari a 41.700 miliardi di dollari) dipende da biodiversità e servizi ecosistemici altamente funzionanti, comprese necessità come l’approvvigionamento alimentare, la sicurezza dell’acqua e la regolazione della qualità dell’aria, che sono vitali per mantenere la salute e la stabilità delle comunità e delle economie.

Vedere World Resource Institute, citazione di Seymour & Busch 2016. Se consideriamo tutti i tipi di foreste, allora la quantità di carbonio immagazzinato è di quasi 300 miliardi di tonnellate, ovvero circa 40 volte le emissioni annuali di gas a effetto serra da combustibili fossili (Greenpeace, Indonesian Forests and Palm Oil).

L’allevamento di bovini, la coltivazione di soia e di palma da olio e altre attività agricole commerciali su larga scala hanno causato il 40% della deforestazione tropicale tra il 2000 e il 2010 (Fonte: Rapporto FAO “State of the World’s Forests 2020”). La sola produzione di olio di palma è considerata responsabile della perdita dell’8% di foreste vergini verificatasi tra il 1990 e il 2008.

Per ulteriori dettagli, consultare Sustainable Palm Oil Certification (RSPO), About sustainable palm oil.

Anche se alcuni ricercatori stanno sperimentando alternative come l’olio a base di alghe, o microbi che convertono i rifiuti alimentari e i sottoprodotti industriali in olio di palma sintetico, è difficile sviluppare queste tecnologie su una scala in grado di competere con l’olio di palma.

11 Ad esempio, molti indonesiani che prima non avevano opportunità di lavoro ora possono mandare i propri figli all’università. Il rovescio della medaglia è che, mentre il mercato mondiale dell’olio di palma crea opportunità, non sono rari i casi di comunità sfollate e di appropriazioni illegali di terreni. I coltivatori inoltre drenano le torbiere per creare le nuove piantagioni di olio di palma, col terreno che diventa così altamente infiammabile. Migliaia di persone in Indonesia hanno subito infezioni respiratorie acute a causa delle nuvole di fumo e dell’inquinamento atmosferico. Vedere UNICEF, citato da France24 e Reuters, Areas Burned in 2019 Forest Fires in Indonesia.

12 Vedere WWF Position Statement (novembre 2018).

13 Vedere UN PRI,Invest Expectation on Sustainable Palm Oil(aprile 2019).

14 Vedere la nota pubblicata dal nostro team di stewardship, EOS di Federated Hermes (EOS), “Playing with Fire” (settembre 2019).

15 Fonte: Global Palm Oil Industry(settembre 2020).

17 Per una panoramica dei principali standard di sostenibilità della palma da olio, vedere Forest Peoples Program (2017). Secondo questo rapporto, il Roundtable on Sustainable Palm Oil Certification (RSPO) ha l’insieme di requisiti più solido, seguito, in ordine decrescente di classifica, da Roundtable on Sustainable Biomaterials (RSB), Sustainable Agriculture Network (SAN), International Sustainability & Carbon Certification (ISCC), Malaysian Sustainable Palm Oil (MSPO) e Indonesian Sustainable Palm Oil (ISPO).

18 Vedere EFECA Briefing Notes,Palm Oil Certification Schemes.

19 10 miliardi di dollari equivalgono a – Vedere Bloomberg, Time is Running Out to Save the Last of the World’s Rainforest.

20 Nel 2019, è arrivata al 95% di olio di palma e olio di palmisti di provenienza sostenibile per i suoi volumi principali (vedere Unilever, Transforming the Palm Oil Industry).

22 Vedere Forest 500.

23 Nel 2014, i siti aziendali di LG H&H di Ulsan e Onsan sono infatti stati i primi a ricevere la Certificazione di tipo RSPO “Segregato” per l’intero processo produttivo, dallo stoccaggio delle materie prime alla spedizione. Vedere il rapporto CSR dell’azienda, 2019.

25 Vedere il rapporto sulla sostenibilità dell’azienda, 2019.

26 Alla fine del 2019, ha ottenuto la certificazione l’80% del portafoglio prestiti totale della banca per l’olio di palma (rispetto al 65% a dicembre 2018). La certificazione per il restante 20% era in corso. La Banca considera inoltre la tutela delle comunità circostanti e delle zone di conservazione quando esamina la mappatura delle aree di piantagione.

27 Vedere pag.127 del rapporto annualedella società, 2019.

28 Alla fine del 2019, ha ottenuto la certificazione il 90% del portafoglio prestiti totale della banca per l’olio di palma, un miglioramento impressionante considerando che nel dicembre 2018 il dato era del 57%. Per ulteriori informazioni, vedere il rapporto sulla sostenibilità di BCA, 2019.

30 Vedere OECD (OCSE), Agricultural policy monitoring and evaluation, 2019 (come citato in FOA,The State of the World’s Forests, 2020, pag.147).

31  Vedere Coady, D., Parry, I., Le, N.-P. & Shang, B, Global fossil fuel subsidies remain large: an update based on country-level estimates, 2019 (come citato in FOA,The State of the World’s Forests, 2020, pag.147).

32 L’FFP definisce come accertamenti sul terreno “l’uso di informazioni sulla situazione reale sul campo, raccolte da fonti primarie o secondarie indipendenti dalle aziende della catena di approvvigionamento, al contrario degli indicatori di conformità in formato cartaceo e delle dichiarazioni delle aziende”. Vedere FFP, Ground-truthing to improve due diligence on human rights in deforestation-risk.

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